← Rojo Tango al Faena Hotel, Buenos Aires guida al tango

UN SECOLO DI TANGO

La storia del tango: dai moli al palcoscenico di un cabaret

Il tango nacque nei caseggiati degli anni Ottanta dell’Ottocento, rischiò di scomparire sotto la dittatura e fu rilanciato da uno spettacolo parigino: la storia segreta dietro il cabaret serale al Faena.

Vedi le date di Rojo Tango su GetYourGuide ↗

Nati nei conventillos, non nella sala da ballo

La storia più attendibile delle origini del tango lo colloca negli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento, non in un salotto ma negli affollati conventillos dell’immigrazione e nei bar sul porto di Buenos Aires e Montevideo. Gli immigrati europei, arrivati in massa durante l’industrializzazione argentina, portarono frammenti di melodia popolare italiana e spagnola e il fluire ritmico del ballo da salone europeo; le comunità afrodiscendenti della città e l’habanera ispano-cubana contribuirono con la sincope di sottofondo. Il tango nacque da quel miscuglio, in quartieri lontani da ricchezza o raffinatezza, tra gente che per lo più non poteva permettersi un posto in platea a nulla. Si avviò verso la rispettabilità, e infine verso sale come quella in cui si esibisce il Rojo Tango, solo quando l’alta società europea — prima Parigi, poi l’élite stessa di Buenos Aires — decise che il ballo era alla moda, non più disdicevole.

Uno strumento a fiato tedesco diventa la voce del tango

Il bandoneón — il suono distintivo del tango, e lo strumento che dà il cuore pulsante a un'orchestra di tango dal vivo — non è stato affatto inventato in Argentina. È un tipo di concertina sviluppato in Germania a metà dell'Ottocento, originariamente costruito per chiese e bande itineranti che non potevano permettersi un organo. Immigrati tedeschi e italiani, insieme a marinai, portarono i bandoneón nei quartieri portuali di Buenos Aires a partire dagli anni '70 dell'Ottocento, e i musicisti locali adottarono il suo timbro scuro e soffuso come voce definitiva del tango, accanto a violini, pianoforte e contrabbasso nella formazione standard dell'orquesta típica. Uno strumento di fabbrica europeo, reinventato da musicisti immigrati in una città portuale sudamericana, divenne — semplicemente grazie al gusto locale — inseparabile da una forma d'arte nazionale.

Carlos Gardel e i decenni d'oro del tango

Il tango divenne un fenomeno di massa, non solo di quartiere, quando trovò una voce all’altezza dei suoi strumenti. La registrazione di “Mi Noche Triste” del cantante Carlos Gardel nel 1917 è generalmente considerata il momento in cui il tango-canción — il tango cantato, contrapposto a quello puramente strumentale — decollò, trasformando Gardel nella prima vera star musicale argentina prima che la sua morte in un incidente aereo nel 1935 ne interrompesse la carriera. La sua fama contribuì a portare il tango nella cosiddetta Età dell’Oro, all’incirca dagli anni ’30 agli anni ’50, quando le grandi orchestre tipiche guidate da direttori come Juan D’Arienzo riempivano ogni sera le sale da ballo di Buenos Aires e il tango fu, per un breve periodo, la musica popolare dominante del paese, non più un interesse di nicchia.

Gli anni della dittatura quasi la distrussero.

La popolarità del tango non resse. Il rock and roll allontanò i giovani argentini dalle sale da ballo a partire dagli anni Cinquanta, e le dittature militari che governarono l'Argentina a fasi alterne fino agli anni Settanta, culminando nella Guerra Sporca del 1976-83, fecero danni ben più gravi: gli assembramenti pubblici erano strettamente sorvegliati con il coprifuoco, e le milonghe — le serate di ballo sociale dove il tango viveva davvero — si spensero in tutta la città. Per quasi due decenni, il tango sopravvisse soprattutto grazie ai musicisti più anziani e a un nucleo ristretto di ballerini devoti, e da molti resoconti storici non è affatto chiaro se la tradizione sia stata davvero a un passo dallo svanire del tutto, o se si sia semplicemente assopita per un po'.

Un palcoscenico parigino l’ha riportata in vita.

La rinascita moderna del tango viene solitamente fatta risalire a una sola produzione: Tango Argentino, uno spettacolo teatrale che debuttò al Festival d'Autunno di Parigi nel 1983 — lo stesso anno in cui cadde la dittatura argentina — e che in seguito approdò a Broadway. Rifece conoscere il tango al pubblico internazionale come forma d'arte seria, non come semplice curiosità d'epoca, e il rinnovato interesse straniero si riversò sull'Argentina stessa, rivitalizzando le milonghe e formando una nuova generazione di ballerini tra gli anni Ottanta e Novanta. Il compositore e bandoneonista Astor Piazzolla, il cui "tango nuevo" fondeva la tradizione con jazz e composizione classica, divenne il musicista di tango più celebrato al mondo di quell'epoca, anche se i puristi in patria furono più lenti ad abbracciare le sue innovazioni.

Da sala da ballo a cena spettacolo

La storia ultracentenaria del tango fa da sfondo, più che da soggetto, a uno spettacolo con cena come Rojo Tango: il formato stesso — ballerini professionisti, un'orchestra dal vivo, un pubblico pagante seduto ai tavoli anziché ballare — è un adattamento commerciale novecentesco di una tradizione nata come danza sociale tra gente che non aveva alcun palcoscenico. Il riconoscimento del tango come Patrimonio Culturale Immateriale da parte dell'UNESCO nel 2009, insieme all'Uruguay, ha formalizzato ciò che la rinascita parigina aveva già dimostrato: una danza nata nei caseggiati del porto era diventata uno dei prodotti culturali più esportabili dell'Argentina, eseguita ormai ogni sera in sale — tra cui un ex mulino riconvertito sui moli di Puerto Madero — che i suoi creatori degli anni Ottanta dell'Ottocento non avrebbero mai messo piede.

Vedi le date di Rojo Tango su GetYourGuide ↗
Vedi le date di Rojo Tango su GetYourGuide